venerdì 12 novembre 2010

Recensione di "Ogni cosa è illuminata"

TITOLO: Ogni cosa è illumintata
REGIA: Liev Schreiber
GENERE: Commedia / Drammatico
ANNO: 2005

Il protagonista è Jonathan Safran Foer (Elijah Wood): un ebreo di origine ucraina nato e cresciuto in America. Essendo un collezionista di oggetti, cioè ricordi di famiglia, decide di tornare in Ucraina per cercare un piccolo villaggio chiamato Trachimbrod, dove visse suo nonno. Nel suo viaggio si affiderà ad una guida locale di nome Alex (Eugene Hutz) e al suo nonno finto cieco. Jonathan scopre, grazie ad una anziana donna che conosceva suo nonno, che il villaggio che sta cercando non esiste più. Tutto ciò che rimane di Trachimbrod è a casa di questa donna, poichè anche lei era una cittadina di quel paese, e come lui ha conservato il ricordo di ogni abitante di Trachinbrod. E' una commedia drammatica abbastanza complessa: il tema principale trattato sono i ricordi. Liev Schreiber è stato particolarmente abile nell'aggiungere scene tuttosommato divertenti con un ottimo senso dell'umorismo, che fanno sorridere lo spettatore. Il film, con tutto il suo valore poetico,  spiega che per vivere il presente bisogna capire il passato, mettendo in relazione il tempo tramite gli oggetti che il protagonista conserva accuratamente.

Recensione di "Rashomon"

TITOLO: Rashomon
REGIA: Akiro Kurosawa
ANNO: 1950
GENERE: Drammatico

A Kyoto, nel Giappone medievale, tre uomini si fermano a discutere di un caso di omicidio avvenuto pochi giorni prima. La vittima è un samurai, ucciso da un brigante di nome Tajomaru che ha inoltre abusato della moglie. I tre uomini danno differenti versioni dell'accaduto, facendo apparire colpevole il brigante, la moglie della vittima, o il samurai stesso. La cosa interessante è che durante l'interrogatorio, mostrato in un flashback, si vede solo il testimone che parla alla giuria, facendo sì che lo spettatore non senta neanche le domande che gli pongono. Anche alla fine del film non si riesce a capire chi è l'effettivo assassino; Con questo il film fa riflettere molto sulla natura dell'uomo e sulla sua tendenza alla menzogna. Negli anni della sua uscita il cinema giapponese era del tutto sconosciuto a livello mondiale ma questo film grazie alla sua bellezza e alla splendida recitazione degli attori protagonisti, fu notato e portato al FilmFestival di Venezia, dove nel 1951 vince il Leone D'oro .