lunedì 18 ottobre 2010

Recensione di "Bastardi senza gloria"

TITOLO: Bastardi senza gloria (Inglorious Basterds)
REGIA: Quentin Tarantino
ANNO: 2009
GENERE: Azione 

Siamo durante seconda guerra mondiale. Il tenente comandante Aldo Raine (Brad Pitt) mette insieme una squadra di ebrei americani noti come “bastardi”, tutti con lo stesso ideale e con un solo e unico scopo: eliminare i nazisti. La loro missione è di dare fuoco a un cinema con all’interno i maggiori esponenti del Terzo Reich, Hitler compreso. Il film mi è piaciuto molto poichè è ricco di scene d’azione spettacolari e da un ritmo molto incalzante. Inoltre è da ammirare la capacità di  Tarantino di riuscire a inserire in un film di tale violenza (come è suo solito fare con scene molto cruente) anche scene comiche con un ottimo e centrato senso dell’umorismo; il film mi è piaciuto anche per questo.

giovedì 14 ottobre 2010

Recensione di "Be kind rewind"

TITOLO: Be kind rewind (Gli acchiappa film)
REGIA: Michel Gondry
ANNO: 2008
GENERE: commedia

Il signor Fletcher (Danny Glover) è il proprietario di una videoteca in un quartiere di Passaic, in New Jersey che si chiama “Be kind rewind”; questa però si ritrova a fare i conti con la videoteca concorrente anch’essa della città, che a differenza sua, ha sostituito i film in vhs con i più moderni dvd. La Be kind rewind  per questo motivo rischia il fallimento, e quindi il signor Fletcher si deve assentare per qualche giorno per risolvere gli affari: la videoteca viene affidata al commesso Mike (Mos Def). Il migliore amico di Mike, Jerry (Jack Black) vive in un camper vicino alla centrale elettrica ed è convinto che essa sia pericolosa per le sue emanazioni di microonde, perciò tenta di sabotarla. Durante la sua missione rimane magnetizzato e, entrando il giorno dopo nella videoteca, smagnetizza tutti i nastri delle videocassette, rendendo i film irrecuperabili. A questo punto Mike ha la bizzarra idea di rigirare Ghostbuster, che gli ha appena chiesto una cliente: la signora Falewicz (Mia  Farrow). Quando il nipote della signora Falewicz vede la cassetta la trova talmente divertente che con i suoi amici va nella videoteca in cerca di altri film "taroccati". Spinti dalla crescente richiesta, Mike e Jerry iniziano a girare altri remake amatoriali di altri famosi film diventando così molto popolari nel quartiere. Un giorno però arriva da Mike e Jerry la signora Lawson per conto delle major cinematografiche, accusandoli di aver violato il copyright e così fa distruggere tutte le copie dei film taroccati. La società degli immobili della città decide a questo punto di far demolire il vecchio palazzo della videoteca. I protagonisti decidono così di girare un film tutto loro sulla vita del jazzista Fats Waller, che il signor Fletcher ha sempre sostenuto vivesse nel palazzo della videoteca; questo film viene proiettato nella videoteca la sera stessa della demolizione, facendo grande successo e commuovendo tutta la gente presente. Questa pellicola ha ispirato moltissimi ragazzi ha rigirare come nel film, coi propri mezzi, ogni tipo di film già esistente, facendo nascere una sorta di nuovo genere, simile alla parodia, di film chiamati  “maroccati”.

giovedì 7 ottobre 2010

Recensione de "L'amico di famiglia"

TITOLO: L'amico di famiglia
REGIA: Paolo Sorrentino
ANNO: 2006
GENERE: Drammatico
 
Geremia (Giacomo Rizzo) è un anziano, non di bell’aspetto,  proprietario di una sartoria dell’Agro Pontino, che vive in uno squallido appartamento con la madre ridotta alla paralisi. Il suo secondo lavoro (da cui ricava il maggior guadagno)  è l’usuraio. Il film però non è incentrato su questa cattiva attività del personaggio principale, ma invece sul comportamento e sulle abitudini degli uomini e donne dei giorni nostri, lasciatesi traviare dall’avidità e dalla corruzione. Altra protagonista della storia è Rosalba (Laura Chiatti) il cui padre diventa “cliente” di Geremia per poter darle un matrimonio degno della miss Agropontino. Rosalba si presenta subito come una ragazza molto intelligente e che sa il fatto suo. La grande abilità del regista Paolo Sorrentino è quella di far sembrare il protagonista, cioè l’usuraio, il più cattivo, il cosiddetto antagonista della storia proprio da come si presenta. Più avanti invece si scoprirà che è tutto il contrario: il povero “cuore d’oro” Geremia viene truffato dal suo socio di affari Gino (Fabrizio Bentivoglio) e da quella che sembrava appunto la brava Rosalba, che sfruttando i suoi sentimenti lo inganna. Il film è caratterizzato da moltissimi dettagli, musiche molto suggestive e da scene apparentemente prive di significato, ma che danno al film un grande valore poetico.
 

martedì 5 ottobre 2010

La ragazza perfetta - da "L'elefante scomparso" di Murakami

In una bella mattina di aprile, in una via laterale del quartiere di Harajuku, sono passato accanto a una ragazza perfetta, al 100%. Non era una gran bellezza. E nemmeno di un’eleganza strepitosa. I capelli dietro la testa le avevano preso una brutta piega dormendo e doveva essere vicino alla trentina. Eppure già a cinquanta metri di distanza avevo capito che era la ragazza perfetta per me.
Dal momento in cui la vidi il mio battito cardiaco divenne irregolare e l’interno della bocca mi si fece secco come la sabbia del deserto. Forse anche a voi piace un tipo particolare di ragazza. Quelle che hanno le caviglie sottili, per esempio, o dei grandi occhi, o delle belle mani… non so, magari vi attirano quelle che amano mangiare con calma, lentamente, o qualche altra prerogativa del genere. Ovviamente ho anch’io il mio tipo. Mi è già successo di andare al ristorante e restare affascinato dal naso della ragazza che sedeva alla tavola accanto. Nessuno però può dire come dev’essere quella perfetta al 100%.
Prendiamo la ragazza di quel mattino, non ricordo neppure che forma avesse, il suo naso. Anzi, non ricordo neppure se avesse un naso. Tutto quello che ricordo è che non era una gran bellezza. Molto strano, vero? “Ieri sono passato accanto alla ragazza perfetta al 100%”, dico a uno. “Ah sì?” mi risponde lui. “Era molto bella?” “No, no direi.” “Allora era proprio il tuo tipo?” “Non mi ricordo. Ho dimenticato tutto, che forma avessero i suoi occhi, se avesse molto seno o no…” “Strano.” “In effetti.” “Allora cos’hai fatto?” continua lui con aria annoiata. “Le hai parlato, l’hai seguita?” “Non ho fatto nulla”, rispondo io. “Le sono semplicemente passato accanto.”
Lei camminava da est a ovest, io da ovest a est. In una mattina di aprile veramente piacevole. Avrei voluto parlarle, anche soltanto per una mezz’oretta. Chiederle di lei, raccontarle di me. E soprattutto spiegarle le complicate combinazioni del destino che avevano fatto sì che noi due passassimo uno accanto all’altra in una strada laterale di Harajuku in una bella mattina di aprile del 1981. Di sicuro tutto ciò era denso di caldi segreti, come un antico meccanismo costruito in tempi di pace. Dopo aver parlato di queste cose, avremmo potuto pranzare insieme, andare a vedere un film di Woody Allen, fermarci al bar di qualche albergo a bere qualcosa. E con un po’ di fortuna, magari finire insieme in un letto. Una tale possibilità bussava alla porta del mio cuore.
La distanza tra lei e me si era ridotta a quindici metri. “Bene, adesso le rivolgo la parola”, ho pensato. “Ma cosa le dico?” “Buongiorno. Posso parlarle un momento, per favore? Mi bastano trenta secondi.” Assurdo, mi avrebbe preso per un rappresentante di una compagnia di assicurazioni. “Mi scusi, sa se c’è una tintoria aperta ventiquattr’ore su ventiquattro, da queste parti?” Ancora peggio. Tanto per cominciare, non avevo neanche la borsa con la roba sporca! Che fosse meglio dirle subito tutta la verità? “Buongiorno. Lei per me è la ragazza perfetta al 100%” Non mi avrebbe mai creduto. E anche supponendo il contrario, era probabile che non avesse nessuna voglia di parlare con me. “Io per lei sarò pure la ragazza perfetta, ma lei per me non è affatto l’uomo perfetto”, mi avrebbe risposto. In tal caso mi sarei sentito perduto, ne sono certo.
Ormai ho trentadue anni, tutto sommato invecchiare significa proprio questo. Le sono passato di fianco davanti a un negozio di fiori. Un lieve spostamento d’aria tiepida mi ha accarezzato la pelle. Il marciapiede d’asfalto era bagnato d’acqua, ho sentito un profumo di rose. Non le ho rivolto la parola, non ce l’ho fatta. Lei indossava una maglia bianca e nella mano destra teneva una busta bianca alla quale mancava il francobollo. Una lettera per qualcuno. A giudicare dagli occhi terribilmente assonnati, poteva darsi che avesse passato tutta la notte a scriverla. Poteva darsi che quella busta contenesse tutti i suoi segreti. Ho fatto pochi passi e quando mi sono voltato la sua figura era già scomparsa tra la folla. Naturalmente adesso so benissimo in che modo avrei dovuto abbordarla, quella volta. Ma comunque sarebbe stato un discorso troppo lungo, non avrebbe funzionato. Le idee che mi vengono in mente non sono mai pratiche. Ad ogni modo quel discorso cominciava con c’era una volta… e finiva con non pensa che sia una storia molto triste?
C’erano una volta in un posto lontano, un ragazzo e una ragazza. Il ragazzo aveva diciotto anni, la ragazza sedici. Né l’uno né l’altra potevano dirsi molto belli, erano soltanto due ragazzi normali e solitari come ce ne sono ovunque. Però erano fermamente convinti che da qualche parte al mondo esistessero la ragazza e il ragazzo perfetti per loro, al 100%. Un giorno camminando per la strada si trovarono faccia a faccia. “Che sorpresa, ti ho cercata dappertutto”, disse il ragazzo alla ragazza. “Forse non mi crederai, ma tu per me sei la ragazza perfetta al 100%.” “Anche tu per me sei il ragazzo perfetto al 100%”, disse la ragazza. “Sei esattamente come ti immaginavo, in tutto e per tutto, mi sembra di sognare.” I due sedettero su una panchina nel parco e parlarono, parlarono, senza stufarsi mai. Non si sentivano più soli. Trovare il compagno, la compagna perfetta, ed essere a propria volta trovati da lui, da lei, che cosa meravigliosa! Nel cuore però nutrivano un piccolo, piccolissimo dubbio. Era giusto che un sogno si realizzasse così facilmente? “Senti, facciamo un’altra prova”, disse allora il ragazzo in una pausa della conversazione. “Se siamo veramente perfetti al 100% l’uno per l’altra, di sicuro un giorno ci incontreremo di nuovo da qualche parte e quando ci rincontreremo, se ci troveremo ancora perfetti al 100%, ci sposeremo subito, lì sul posto. Sei d’accordo?” “Sì, sono d’accordo”, rispose la ragazza. Così i due si separarono.
Invece non c’era alcun bisogno di fare un’altra prova. Erano assolutamente perfetti l’uno per l’altra, al 100%. Ma le onde inevitabili del destino si presero gioco di loro. Un inverno, entrambi si buscarono una brutta influenza che imperversava quell’anno, e dopo essere rimasti per molte settimane tra la vita e la morte, al risveglio avevano dimenticato completamente il proprio passato. Le loro teste erano vuote come il salvadanaio del giovane D.H. Lawrence. Siccome però erano due ragazzi intelligenti e perseveranti, a costo di molti sforzi acquisirono una nuova coscienza e nuove capacità emotive e tornarono a fare magnificamente parte della società. Furono di nuovo in grado di prendere la metropolitana, di cambiare linea, di andare alla posta per spedire una raccomandata. E sperimentarono di nuovo l’amore, al 75 o all’85%. Intanto il ragazzo aveva compiuto trentadue anni, la ragazza trenta. Il tempo era passato a una velocità strabiliante. Poi, in una bella mattina di aprile, lui stava camminando in una via laterale di Harajuku, da ovest a est, per fare colazione al bar, mentre lei percorreva la stessa strada da est a ovest per spedire una raccomandata. Si incrociarono a metà strada. Per un attimo un barlume dei vecchi ricordi illuminò i loro cuori. “E’ la ragazza perfetta per me, al 100%”, si disse lui. “E’ il ragazzo perfetto per me, al 100%”, si disse lei. La luce dei loro ricordi però era troppo debole, le loro parole non erano chiare come quattordici anni prima. Si passarono accanto senza parlarsi e scomparvero tra la folla in direzioni opposte. Non pensa che sia una storia molto triste? E’ così che avrei dovuto parlarle.

domenica 3 ottobre 2010

Recensione di "Un week-end da bamboccioni"

TITOLO: Un weekend da bamboccioni (Grown ups)
REGIA: Dennis Dugan
ANNO: 2010
GENERE: commedia


la storia parla di cinque ragazzi che dopo trent’anni si ritrovano al funerale del loro ex allenatore di basket, che anni orsono aveva portato alla vittoria la loro squadra. Decidono quindi di passare tutti insieme, con le rispettive famiglie, il week-end nella casa sul lago proprio dove avevano festeggiato la vittoria del campionato. Durante il week-end verranno fuori, oltre che dai 5 protagonisti, tutte le personalità dei personaggi: dall’anziana moglie di Rob (Rob Schneider) , alla madre flatulenta di Kurt (Chris Rock) , ai figli viziati di Adam Sandler che interpreta un produttore cinematografico di nome Lenny Feder. Tutte queste spiccate personalità messe assieme e le continue battute che generano un botta e risposta tra i protagonisti rendono il film molto divertente; c’è da dire però, che la frequenza con cui ci propongono queste gag è un po’ elevata, per cui rendono il film leggermente ripetitivo. Il film infatti lascia un po’ desiderare sul punto di vista del soggetto, puntando tutto appunto sulla commedia. Il titolo nella versione italiana ho notato che non ha nulla a che vedere con la storia del film: insomma è stato tradotto male siccome il significato di bamboccione intende una persona per lo più stupida anziché immatura. Il titolo originale del film infatti è “grown ups” , che rende perfettamente l’idea dell’uomo cresciuto che però, tornando fisicamente con i suoi amici  nel posto dove da bambino trascorreva le vacanze, ritorna come tale. Film ideale per chi ama ridere.